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Alta Irpinia: in Valle dell’Ofanto fra antichi castelli e suggestive rocche

Alta Irpinia: in Valle dell’Ofanto fra antichi castelli e suggestive rocche.

Attenti restauri e intelligenti opere di conservazione donano nuova vita ai manieri del territorio, che connotano il paesaggio diventandone quasi il codice genetico.

 In una cornice naturale di grande suggestione, l'Irpinia, terra di Feudi, Principati e Baronie, ospita innumerevoli fortezze e roccaforti soprattutto di epoca normanna e longobarda. Argine alle terribili incursioni saracene, custodi dei beni dell'intera comunità, i Castelli d'Irpinia hanno avuto vita lunga, lunghissima, passando di padre in figlio, seguendo le sorti delle varie casate: baluardi spesso inespugnabili di una potente nobiltà di provincia. Architetture secolari che raccontano di guerre e saccheggi, assedi e battaglie; al tempo stesso, tra quelle mura possenti e sfregiate, aleggia la memoria di corti eleganti, feste mondane, passaggi di artisti e poeti. Spesso questi splendidi manieri appaiono diroccati e malmessi, a volte sono stati, invece, oggetto di un attento restauro o di intelligenti opere di conservazione da parte degli enti preposti, che hanno consentito loro di rivivere come importante risorsa culturale, turistica e sociale della terra che li accoglie. E' quanto è avvenuto per alcuni dei Castelli dell'Alta Irpinia: il Castello di Principi Biondi-Morra di Morra de Sanctis, il Castello Candriano di Torella dei Lombardi, la Rocca di Rocca San Felice e il Castello longobardo di Sant'Angelo dei Lombardi, costituiscono oggi un itinerario ricco di fascino e di possibilità di scoperta. Il castello Medioevale di Morra De Sanctis si erge sulla sommità dell'abitato cittadino, in posizione dominante, poichè aveva la funzione di controllare i confini del Gastaldato. Edificato nel IX secolo, fu modificato in epoca normanna e poi nel XVI secolo, quando venne trasformato in residenza gentilizia. Oggi, la struttura mantiene i tratti della sua ultima trasformazione, anche se ulteriori interventi sull'edificio furono necessari a seguito del terremoto del 1695, del saccheggio perpetrato da parte delle truppe francesi nel 1799 e, in ultimo, dell'incendio del 1911 (che distrusse la biblioteca). Sono ancora visibili, del primitivo impianto, porzioni della facciata realizzata con muratura in pietrame, parti delle due torri cilindriche a corredo dell'ingresso principale, porzioni delle mura in pietra e il cortile interno. Anche del nucleo originario del Castello Candriano rimane ben poco, ma si intuisce che esso era a pianta quadrilatera, con i quattro lati ad angolo retto, privi di torri o opere difensive e con un cortile centrale. Il castello subì sostanziali modifiche tra il 1460 e il 1490 quando fu circondato da mura e vi furono aggiunti due robusti torrioni minori a pianta circolare. Oggi mostra l'aspetto di un'elegante residenza gentilizia, uso cui fu destinato dopo l'esaurirsi della sua funzione difensiva. L'omonimo castello di Rocca San Felice è l'unico a non essere stato restaurato, ma conservato come rudere visitabile, protagonista di diverse iniziative storico-culturali. Ubicata su di uno sperone roccioso situato a 754 metri s.l.m. e dominante la valle sottostante, la struttura venne edificata dai Longobardi per difendere il territorio dai Bizantini, ma assunse un ruolo di grande importanza strategica soprattutto a seguito delle lotte per il possesso del Ducato di Benevento, risolte da Re Ludovico II, figlio dell'Imperatore di Germania Lotario, che impose ai belligeranti, nell'848, dopo ben quattro anni di contese, la scissione del Ducato, con la creazione di quello di Salerno. Il Castello di Sant'Angelo dei Lombardi, infine, sorge sul colle più alto del territorio circostante e si distingue per la sua imponenza. Pur non essendoci testimonianze ufficiali, per il periodo precedente all'XI secolo è da condividere l'ipotesi secondo cui la costruzione del Castello di Sant'Angelo dei Lombardi, nonché dei vicini fortilizi di Torella, Monticchio e Guardia, ugualmente denominati "dei Lombardi" risalga alla seconda metà del IX secolo. Questi fortilizi vennero infatti costruiti per delimitare e proteggere i confini dei nascenti Ducati di Salerno e Benevento, costituitisi nell'848. Solidi baluardi, hanno protetto per secoli un territorio ancora oggi incontaminato e ricco di luoghi importanti per le comunità locali, come la splendida Abbazia del Goleto, oasi di fede e spiritualità, rifugio di monaci e monache e custode di preziosi tesori, oltre alle innumerevoli chiese e santuari situati nelle loro vicinanze, ricchi di opere d'arte. Ma soprattutto hanno protetto le genti, laboriose per natura e fortemente legate al proprio territorio, custodi, a loro volta, di usi e tradizioni rimasti immutati nel tempo. Visitare i Castelli Dell'Alta Irpinia è un'occasione da non perdere non solo per ammirare i manieri che hanno fatto la storia di questi luoghi, ma anche per conoscere quanto di più prezioso questo territorio ha da offrire.

 

Al confine fra Napoli e Avellino: quando l'iniziativa privata si sostituisce alle istituzioni

Intelligenti e ambiziose opere di restauro vengono condotte anche in altri luoghi della Provincia di Avellino, spesso per iniziativa di privati cittadini, che sopperiscono alle carenze istituzionali. E' il caso della famiglia Guerriero di Mugnano del Cardinale, che si è impegnata nel restauro del quattrocentesco palazzo cardinalizio, nato come postazione doganale e protagonista per lungo tempo della storia locale. Mugnano del Cardinale, cittadina situata all'inizio della Provincia di Avellino, ospita in Via Roma, all'inizio del Paese, il Palazzo d'Aragona. Giovanni d'Aragona lo costruì nella seconda metà del XV sec., come sede amministrativa stabile e palazzo abbaziale. Per tale motivo è noto anche come Palazzo del Cardinale. Il 13 gennaio del 1497, durante la traslazione da Montevergine a Napoli, furono ospitate le reliquie di San Gennaro e le sue spoglie.
Nel Cinquecento il Palazzo fu trasformato in foresteria per l'accoglienza dei pellegrini che si ricavano al Santuario di Montevergine. Pregevole esempio di architettura civile-religiosa del Cinquecento, è diventato nel tempo simbolo di Mugnano, cui la lungimiranza della famiglia Guerriero intende restituirlo rinnovandone i fasti.


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