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Il Castello d’Aquino di Grottaminarda: presidio militare lungo l’antica via Appia

Grottaminarda Castello d'Aquino

L'abitato di Grottaminarda sorge all'imbocco della media valle dell'Ufita, ai margini dei ridossi collinari Catauro e Tanauro, lungo un importante snodo viario che fin dall'antichità ha permesso il passaggio tra il Tirreno e l'Adriatico, prima grazie alla via Appia e successivamente alla strada nazionale delle Puglie.

Il territorio fu abitato sin dall'antichità, come testimoniano le numerose scoperte archeologiche effettuate nell'area, che all'epoca romana rientrava nella giurisdizione della colonia di Aeclanum, l'odierno Passo di Mirabella. Non stupisce che proprio all'interno di un territorio strategico come quello di Grottaminarda si decidesse di costruire, già in epoca altomedioevale, una fortezza difensiva. Probabilmente l'impianto originario della struttura, situata presso l'antico borgo chiamato "Fratta" e posta in posizione strategica a dominare la valle sottostante, fu realizzato dai longobardi che lo eressero con chiara funzione difensiva nei confronti delle incursioni bizantine. Tuttavia, il primo signore di cui si ha notizia vi dimorasse fu un certo Trogisio, cavaliere normanno giunto in Italia a seguito di Roberto il Guiscardo. Di forma trapezoidale, la fortezza fu ampliata intorno alla prima metà del secolo XII, quando venne installata anche la cinta muraria a protezione dell'abitato, di cui si ha notizia già a partire dal 1137. In questo periodo la fortezza, divenuta un vero e proprio castello, entrò a far parte dei possedimenti della potente famiglia d'Aquino, alla cui casata appartenne dal 1134 al 1531, attraverso l'avvicendamento dei nobili avi di San Tommaso d'Aquino, figlio di Andrea, feudatario di Grottaminarda dal 1244 al 1259. L'avversione di uno di questi, Ladislao II d'Aquino, per gli spagnoli determinò la perdita del feudo e del castello che fu sottratto alla famiglia da Carlo V al termine delle vicende belliche tra Francia e Spagna. Nel 1532, il castello fu assegnato ai francesi de Rupt, da cui lo ebbero successivamente i Loffredo. Un documento dell'epoca, risalente al 1531, lo descrive senza dubbio come ancora funzionale in quell'anno per la difesa attiva ("es tierra tiene un castillo fuerte y bueno con su muro, fossado v puente levador"). Sul finire del XVI secolo i Cosso, duchi di Sant'Agata dei Goti, acquistarono la proprietà feudale che nel 1627 giunse nelle mani di Fulvio della Cornea, morto poco più tardi senza lasciare eredi, così che il feudo e il castello passarono sotto la giurisdizione diretta del Fisco regio. Nel 1698 il fisco vendette il feudo ai Della Porta. Il castello passo da allora per le mani di vari signori fino a giungere in quelle di Baldassarre e Raffaele Coscia di Paduli che furono gli ultimi signori di Grottaminarda. In seguito al sisma del 1694 e a quello del 1732, parte del forte fu adattato a dimora signorile: sfruttando le vecchie strutture del complesso difensivo fu realizzata, nel settore sud, una zona residenziale limitata al primo piano, mentre l'area posta alle spalle fu sistemata a giardino pensile, recintata e dotata di terrazza con belvedere sul vallone Palombara. Uno spazio, questo, che oggi, dopo i lavori di restauro effettuati dal Comune, divenuto proprietario del castello, assume un carattere di grande suggestione per la meravigliosa vista che qui si può godere. L'antica fabbrica difensiva mostra ancora alcuni tratti delle mura perimetrali d'epoca aragonese con gli originari paramenti esterni formati in qualche caso da filari di laterizi alternati a larghi specchi di ciottoli fluviali o a pietre calcaree di varia pezzatura, elementi tutti cementati da sottili strati di una malta durissima. Una torre cilindrica su base scarpata, alta circa 14 metri e con un diametro di 12 metri, e una torre a pianta quadrata, di cui resta il basamento scarpato, sono visibili agli angoli del lato del forte che guarda verso occidente, in posizione dominante sul profondo vallone sottostante. Sono poi presenti anche altre due torri cilindriche su base scarpata, quasi delle stesse dimensioni. L'interno del castello, dopo il restauro, ospita la biblioteca comunale e il Museo Antiquarium "Filippo Buonopane" che conserva reperti di epoche diversi rinvenuti nella Valle dell'Ufita. Sono state rese visitabili, infine, anche le antiche cantine del castello, ricavate direttamente nella roccia.

Tratto da: L'Espresso Napoletano - anno 12 - n° 6 - Giugno 2012


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Il Castello d’Aquino di Grottaminarda: presidio militare lungo l’antica via Appia
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