Iscriviti alla nostra mailing list

Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli

Castello di Morra De Santis

Nel paese in cui ebbe i natali uno dei padri della lingua italiana moderna scopriamo un maniero dal glorioso passato e dal luminoso futuro.

Alla sinistra del fiume Ofanto, in un territorio prevalentemente collinare che digrada dolcemente verso l'omonima valle dove i torrenti Sarda e Isca si immettono nel fiume principale, sorge l'abitato di Morra De Sanctis. Il suo nome, contrariamente a quanto potrebbe apparire, non deriva dall'omonima famiglia feudataria del luogo, i principi Biondi-Morra, bensì dalla radice mor/murm col significato di "cumulo di pietre", probabile riferimento all' "altura" o al "monticello", "cumulo di pietre" sui cui sorgeva il paese. Fino al 1934 il paese si chiamò Morra Irpino, e il 7 maggio di quell'anno il nome fu cambiato in Morra De Sanctis, in omaggio al suo cittadino più illustre, quel Francesco De Sanctis che fu uno dei padri della moderna lingua italiana e a cui oggi è dedicato il Parco Letterario che qui ha sede. Corredi funebri rinvenuti in alcune necropoli della zona appartenenti alla civiltà di Oliveto-Cairano, testimoniano la presenza di insediamenti umani sin dall' VIII-VI secolo a.C.. Il nome del paese compare, tuttavia, per la prima volta solo nel 1152, menzionato nel Catalogo dei Baroni, da cui risulta appartenente proprio alla famiglia Morra, che ne conservò il dominio quasi ininterrottamente fino all'abolizione della feudalità. Ma già nel 1137 si potrebbe riconoscere un riferimento al Castello di Morra negli scritti di Pietro Diacono, il quale racconta del Condottiero Normanno Roberto Morra che dal suo castello esce con numerosi soldati alla caccia dell'Abate Rainaldo di Montecassino, in viaggio per Melfi. I territori morresi, così come tutti quelli dell'area, furono sicuramente soggetti alle lotte tra Bizantini e Longobardi, e proprio a quest'epoca, il IX secolo d. C., risalirebbe la fondazione del Castello. In questo periodo avvenne la separazione del Ducato di Benevento dal Principato di Salerno che, per difendere i propri confini, rafforzò i territori del Gastaldato di Conza, attraverso la costruzione di diverse fortificazioni tra cui quella di Morra. Con l'arrivo dei Normanni il castello fu strappato ai Longobardi e subì una prima importante serie di modifiche, seguita poi da una successiva nel XVI secolo, quando, venuta meno la sua utilità come struttura difensiva, fu trasformato in residenza gentilizia. All'interno dell'edificio, dove nel corso dei secoli dimorarono molti personaggi illustri, tra i quali spicca il Cardinale Albero Morra, divenuto in seguito Papa Gregorio VIII, si notavano per la loro magnificenza un artistico portale del Seicento e il salone delle armi. Durante le lotte dinastiche tra i diversi rami della casa d'Angiò il Castello di Morra venne saccheggiato e finì prima nelle mani dei Giamvilla e poi in quelle dei Caracciolo, con i quali il feudo attraversò un periodo di decadenza, poiché considerato di importanza marginale. Il regio consigliere Marco Antonio Morra riacquisterà il feudo intorno al 1610 procedendo anche al restauro del Castello che però non riuscì particolarmente bene, come si evince dai commenti che il Principe di Sant'Angelo, Giovan Vincenzo Imperiale, lasciò nei suoi diari a conclusione di una visita di cortesia alla vicina castellana Vittoria Morra, lamentandosi di esser obbligato a dormire in quell' "albergo disfatto". Oggi, il Castello di Morra mantiene i tratti dell'ultima trasformazione, anche se ulteriori interventi sull'edificio furono necessari a seguito del terremoto del 1695, del saccheggio perpetrato da parte delle truppe francesi nel 1799 e, in ultimo, dell'incendio del 1911 che distrusse la biblioteca. Il terremoto del 23 novembre 1980 distrusse parte del castello, che venne abbandonato e lasciato all'incuria. Le sue già precarie condizioni continuarono così a peggiorare fino agli inizi degli anni '80, quando i proprietari fratelli Dottor Camillo Biondi-Morra Duca di Belforte ed il Dottor Goffredo Biondi-Morra, Principe di San Martino (ex Ambasciatore d'Italia), decisero di donare l'immobile al Comune di Morra De Sanctis, il quale, avendo ottenuto dei finanziamenti per realizzare una struttura universitaria al suo interno, ha potuto procedere ad un intelligente restauro. Dell'originaria struttura sono ancora visibili porzioni della facciata realizzata con muratura in pietrame, parti delle due torri cilindriche a corredo dell'ingresso principale, porzioni delle mura in pietra e il cortile interno. Questi magnifici resti, muta testimonianza di un passato glorioso, rivivono oggi grazie all'intraprendenza e alla lungimiranza degli antichi proprietari e delle moderne Amministrazioni, prova evidente dei risultati che la buona collaborazione tra istituzioni e cittadini possono dare.

Tratto da: L'Espresso Napoletano - anno 12 - n° 2 - Febbraio 2012


Gallery

Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli
Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli
Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli
Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli
Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli
Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli
Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli
Morra de Sanctis, tra Lettere e Castelli


Questo sito utilizza i cookie: cliccando su OK o proseguendo nella navigazione si acconsente all'utilizzo dei cookie.