Iscriviti alla nostra mailing list

Rocca San Felice, tra storia e leggenda

Rocca San Felice

Antico baluardo difensivo, palazzo residenziale e prigione, l'imponente castello è forse oggi abitato dal fantasma della regina Margherita.

L'abitato del comune di Rocca San Felice, piccolo comune irpino della valle d'Ansanto, sorge ai piedi di una altura rocciosa su cui si ergono i resti di quello che un tempo fu il maniero posto a guardia di questo territorio, chiamato negli antichi documenti Castellum Sancti Felicis e solo successivamente Rocca.

La struttura venne edificata dai Longobardi per difendere il territorio appena conquistato ai Bizantini, ma assunse un ruolo di grande importanza strategica soprattutto a seguito delle lotte per il possesso del Ducato di Benevento, risolte da Re Ludovico II, figlio dell'Imperatore di Germania Lotario, che impose ai belligeranti, nell'848, dopo ben quattro anni di contese, la scissione del Ducato, con la creazione di quello di Salerno. Della Rocca oggi sono visibili, conservate grazie ad un'intelligente opera di restauro, parte delle mura esterne e la torre centrale. Un sentiero, realizzato intorno al VII secolo, e un tempo fiancheggiato dalle antiche case del borgo, diparte dalla centrale piazza S. Felice e conduce alla Rocca. Il percorso venne rinnovato nel XII-XIII secolo, in seguito ad una vasta ristrutturazione del fortilizio, per subire successivamente solo interventi minori. La Rocca di San Felice era cinta da mura e nel lato meridionale si apriva il portale d'ingresso, scavato nel banco di roccia calcarea. La struttura aveva come fulcro il Donjon, la torre cilindrica eretta nel XIII-XIV secolo inglobando preesistenti strutture difensive, sia cilindriche che poligonali. Il Donjon, del diametro di 10 metri, fu edificato sulla roccia utilizzando la tecnica del riempimento "a sacco" e, avendo una funzione difensiva, fu costruito secondi particolari accorgimenti, tanto che per accedere dai livelli inferiori al terzo, si utilizzavano delle scale di legno mobili, che consentivano di raggiungere delle botole collocate nel pavimento. La torre si sviluppava verticalmente secondo quattro distinti livelli. Al primo livello, era ubicata la cisterna per la provvista d'acqua e un magazzino per la conservazione di cibi e legna, mentre al secondo livello, la presenza del pozzo e del forno-camino fa supporre che vi si trovasse la cucina. Nelle pareti furono ricavati, inoltre, dei vani per collocare degli oggetti e per appoggiare delle lucerne, onde migliorare la carente illuminazione proveniente dall'esterno tramite strette monofore. Il terzo e quarto livello avevano una funzione residenziale e vi erano collocati appartamenti, bagni e servizi igienici. Infine, in cima si trovava una copertura che, oltre a fungere da torretta di avvistamento, era stata costruita in modo da raccogliere le acque piovane e convogliarle, tramite un tubo, alla cisterna, servita dal pozzo della cucina. In aggiunta, nei pressi di una lunga terrazza, erano collocate le abitazioni dei soldati e dei servi, erano presenti l'orto, le stalle e le botteghe degli artigiani. L'originario fortilizio longobardo vide nel corso del tempo diverse integrazioni e modifiche. La costruzione del "Palatium" (dotato di cisterna e camino) e di un edificio ad uso abitativo, posto tra il Donjon e le mura, intorno alla fine del Medioevo, testimoniano il passaggio della Rocca da struttura difensiva ad edificio residenziale. Negli ambienti della fortezza di Rocca San Felice trascorse parte della sua prigionia Enrico VII di Germania, figlio primogenito di Federico II di Svevia e di Costanza d'Aragona. Eletto re di Germania nel 1220, a soli nove anni, per volere del padre crebbe nella Germania feudale, a corte, fra i cattivi consigli e lontano dalla famiglia. La sua presenza sul trono tedesco era diventata una nuova speranza, per Federico, di realizzare il sogno di unire concretamente il Regno di Germania con quello di Sicilia. Sogno che fu infranto quando Enrico, maggiorenne, si dimostrò irrequieto e sovversivo. Enrico aveva sviluppato, infatti, nei confronti del padre un odio lacerante acuito dalla lontananza. Lo scontro tra padre e figlio fu quindi inevitabile quando Enrico, spinto dall'aristocrazia tedesca, si rese promotore di una lotta serrata contro il regime imperialistico di Federico. Alla fine del 1234, Federico apprese con costernazione che Enrico si era alleato con il suo più temibile nemico: la Lega Lombarda. Tutto ciò voleva dire alto tradimento ed Enrico fu deposto e condannato a morte dopo un processo sommario. Solo in un secondo tempo Federico fece commutare la condanna in carcere a vita, dando così avvio al peregrinare di Enrico per le varie fortezze del regno di Sicilia tra le quali anche quella di Rocca San Felice, dove fu rinchiuso per sei anni, prima di morire nel 1242 durante un trasferimento a Martinaro, cadendo da un dirupo, forse suicida. Ad accompagnarlo, seppure solo a distanza, nei suoi spostamenti vi era sua moglie, Margherita d'Austria, che, avendo perse le tracce del marito prese a girare per giorni nei dintorni del castello di Rocca di San Felice alla ricerca di notizie del suo amato. Ancora oggi, secondo un'antica leggenda, nelle notti di luna piena è possibile intravedere il fantasma della bella dama che si aggira tra le mura della rocca alla ricerca di Enrico.

Tratto da: L'Espresso Napoletano - anno 12 - n° 1 - Aprile 2012


Gallery

Rocca San Felice, tra storia e leggenda
Rocca San Felice, tra storia e leggenda
Rocca San Felice, tra storia e leggenda
Rocca San Felice, tra storia e leggenda
Rocca San Felice, tra storia e leggenda


Questo sito utilizza i cookie: cliccando su OK o proseguendo nella navigazione si acconsente all'utilizzo dei cookie.