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Zungoli e il suo castello

Castello di Zungoli Zungoli è un comune irpino abitato da poco più di 1500 persone. Il paese è stato costruito su di una collina di natura tufacea ai cui piedi scorre il torrente Vallone. In questo territorio sono stati ritrovati importanti reperti risalenti sia all'epoca enelolitica sia romana, tra i quali un importante cippo miliare che ricorda la decisione di Marco Aurelio di ripristinare la via Herculea, la quale, proprio in questi luoghi, univa la via Appia alla via Traiana. Questo dato testimonia di fatto l'importanza strategia del territorio e quindi non sorprende che un certo Leander Juncolo o Curolo, capitano normanno, una volta insediato visi abbia scelto di costruire una rocca cui fu dato il nome di Castrum Curoli, dal quale, dopo diverse evoluzioni, sarebbe derivato l'attuale nome del comune. In origine il feudo di Zungoli, assieme il suo castello, si trovavano sotto la giurisdizione della Baronia di Trevico, dalla quale vennero separati nel 1269. Carlo I D'Angiò, infatti, concesse Zungoli a Enrico di Valdimonte, in seguito passò alla famiglia dei de Gianvilla che lo ebbero dal 1292 al 1331, quando, a seguito della morte di Erarda de Gianvilla, fu ereditato dal marito Eilippo Siginulfo. Nel 1343 la Regina Sancha, moglie del re di Napoli Roberto d'Angiò, vendette il feudo a Raimondo del Balzo, dal quale passò ai suoi discendenti. Dopo essere stato in possesso di Consalvo da Cordoba e, nel 1515, della figlia di questi, il castello e l'annesso feudo furono acquisiti, intorno al 1526, da Francesco Loffredo, i cui discendenti, che si fregiavano del titolo di marchesi di Trevico, ne mantennero il possesso fino all'abolizione della feudalità nel 1806. Proprio sotto la signoria dei Loffredo il castello subì la trasformazione, tipica di strutture simili, in residenza gentilizia, anche se, già in precedenza esso aveva subito diverse modifiche. Almeno fino all'epoca aragonese, infatti, il castello di Zungoli fu a pianta quadrata con quattro torri angolari di forma cilindrica su basi a scarpata, una delle quali rimase abbattuta dal terremoto del 1456. Nell'800 dopo essere stato ceduto dai Loffredo alla famiglia Susanna dei Marchesi di S. Eligio, che ne detengono ancora oggi in parate la comproprietà, subì ulteriori modifiche, divenendo una vera e propria residenza civile.


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