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Tra cielo e terra, la memoria di pietra.

Il racconto del paesaggio: la mostra fotografica "Castelli d'Irpinia" da domani ad Aquilonia.

Vincenzo Castaldo

Intatti o diroccati, abbandonati o in fase di restauro, i castelli costituiscono una parte preponderante del patrimonio culturale dell'Irpinia.

Questi giganti di pietra – nell'area irpina se ne trova, in media, uno per ogni cinquantuno chilometri quadrati – sono il frutto di eccellenti progettazioni architettoniche medievali: la collocazione, quasi sempre suggestiva, e la forma, così legata alla fiaba e alle varie narrazioni infantili, conferiscono un fascino unico che merita di essere riscoperto e valorizzato. Ed è proprio questo il messaggio sotteso dalla mostra fotografica itinerante "Castelli d'Irpinia, pietre tra cielo e terra" del graphic designer napoletano, Giuseppe Ottaiano, che sarà presente, tra domani e domenica (dalle 10 alle 22), al Museo delle Città Itineranti di Aquilonia nell'ambito della manifestazione "La Valle dell'Ausentum", per poi fare tappa al Castello Lancellotti di Lauro nei giorni 21, 26, 27, e 28 agosto prossimi, in occasione della sesta edizione di "Lumina in Castro". La mostra, costituita da quaranta pannelli comprendenti circa sessanta scatti di fortezze e roccaforti irpine, è il prodotto di un'originale ricerca iconografica che l'autore ha svolto, in tre anni, nell'area che va dai Monti Picentini fino al confine con la Puglia. Alla base del reportage fotografico, come spiega Ottaiano, "la volontà di raccontare, attraverso il linguaggio delle immagini, un patrimonio architettonico unico e di grande valore, che purtroppo spesso e per molti, è come se non esistesse".

Il percorso espositivo, tracciato dalle memorie di un immaginario cavaliere templare, Guiscardo da Seborga, porterà a riscoprire i molteplici siti d'incastellamento presenti in Irpinia e, per riflesso, la storia, l'arte e la cultura di questa splendida terra. I visitatori avranno la possibilità di conoscere i castelli di Savignano, Ariano Irpino, Casalbore, Montoro Inferiore, Avella, Torella dei Lombardi, Rocca San Felice, Monteverde, Montemiletto, Lapio, Manocalzati e Monteforte Irpino, dove dimorò quel Guido che il 25 maggio 1270, nella chiesa di San Silvestro di Viterbo assassinò il figlio del re Riccardo d'Inghilterra, Enrico di Cornovaglia. A questi si affiancano quelli di Serino, Montefredane, Ogliara, San Barbato, Prata e Tufo, che presidiavano un tempo la Valle del Sabato e la pianura di San Giorgio del Sannio, e tanti altri ancora, che nel corso dei secoli, hanno perso il loro carattere difensivo e militare per diventare palazzi residenziali. Tra questi, il Castello dei Susanna a Zungoli, appartenuto al re di Spagna, Carlo III; il Castello longobardo di Montella, dove soggiornarono Filippo II d'Angiò e il re Alfonso d'Aragona; il Castello di Sant'Angelo dei Lombardi, dimora dei Caracciolo; il Castello della Leonessa a San Martino Valle Caudina, antica residenza dei Pignatelli: il Castello ducale di Bisaccia, che deve la sua fama al celebre poeta Torquato Tasso; il Castello aragonese di Bagnoli Irpino, dimora di nobili famiglie come gli Sforza e i Canaviglia; il Castello di Gesualdo, dove si rifugiò a fine Cinquecento il principe di Venosa, Carlo Gesualdo; il Castello di Lauro, appartenuto ai Sanseverino, ai Del Balzo, agli Orsini, ai Pignatelli e, infine, ai Lancellotti.

"Questi castelli - spiega Giuseppe Ottaiano, da anni impegnato nella promozione del territorio campano con la sua agenzia di comunicazione "Sema" – potrebbero costituire un filo conduttore trasversale del sistema territoriale, su cui sviluppare un percorso di valorizzazione integrata con più ampie prospettive in termini di attrattività culturale e turistica, visibilità, competività e qualità urbana e rurale. Tale finalità esige la cooperazione tra le istituzioni, l'associazionismo e l'impreditoria. Per mettere a sistema i castelli irpini sarebbe, inoltre, opportuno realizzare un business plan di fattibilità, attraverso la costituzione di un benchmark di carattere metodologico e l'inquadramento normativo e operativo delle tematiche oggetto dello studio. Un progetto ambizioso, ma non difficile. Ovviamente, il tutto è possibile solo se si superano certe gelosie e quelle logiche campanilistiche che l'appartenenza all'Europa farebbe passare ridicole e fuori tempo".


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